• Dr. Maria Teresa Izzo

Sofferenza e Consulenza Pedagogica


“Il livello di civiltà di un popolo si misura anche dall’attenzione da esso rivolge a coloro i quali versano in una condizione di precarietà esistenziale”. Uno dei miei esami universitari era iniziato proprio così, con questa frase. Oggi, sopratutto in questo periodo di pandemia, di cambiamento, di paura, di incertezza, ci si interroga su quali possano essere le figure di riferimento, preparate a gestire ed ad attuare un intervento di supporto e di cambiamento. Qui con forza, va ad inseristi la figura del Pedagogista, con il suo percorso di Consulenza Pedagogica. E' tempo di riscoprire o forse, scoprire finalmente la nostra figura, quale Professionista che attua una relazione di aiuto di natura educativa, che accompagna il soggetto verso un nuovo livello di sviluppo individuale.

Oggi prevale l’inclinazione individuale e collettiva dell’uomo ad “addomesticare” il dolore. Il dolore va negato, va rimosso, perseguendo solo la felicità, una felicità illusoria. La pandemia invece, ci ha messo difronte al nostro dolore, alla nostra sofferenza, ci ha mostrato che la vita umana è fatta di gioia, di felicità, e anche di sofferenza Non si può educare l’uomo ad evitare la sofferenza o il dolore, ma lo si può aiutare ad affrontarlo, viverlo e superarlo. Come lo stesso Guardini affermava “ecco l’intuizione pedagogica più profonda: vedere che il punto Archimede per tutto ciò che è bene sta nell'uomo stesso ; e che il compito dell’educatore consiste nello scoprirlo, in sé e nell'altra persona”. È tipico dell’uomo il SOSTARE sul proprio vissuto, che durante la consulenza si trasforma in SO-STARE, ossia il soggetto imparare a collocarsi in una situazione, anche di sofferenza, per trovarvi poi una via d’uscita. Educare in questo senso al SENTIRE la sofferenza, SO-STARE nella sofferenza e dare così senso all'esperienza, per poi attuare un cambiamento.

Tutti i processi educativi sono processi di cambiamento. Quando parliamo di sofferenza , parliamo di permette alla persona di rifare significato alla propria esistenza. Un utile sostegno in questo percorso è offerto dal consulente educativo, cui spetta il compito di porsi in un atteggiamento di comprensione ed empatia. La relazione d’aiuto favorisce l’esplorazione dei propri sentimenti, attraverso l'atto empatico. Con l’atto empirico l’educatore assume la visuale dell’altro: Io e Tu restano distinti, unici, individuali e paradossalmente proprio con tale distinzione è possibile l’incontro con l'altro. Come affermava BoellaEmpatia vuol dire allargare la propria esperienza, renderla capace di accogliere il dolore, la gioia altrui, mantenendo la distinzione tra me e l’altro. Empatia è rendersi conto, voliere la realtà del dolore, la gioa di altri, non soffrire l fiorire in prima persona k immedesimarsi”. Con il colloquio il consulente pedagogico getta le basi per la relazione di aiuto.

Con il dialogo l’uomo diviene autenticamente se stesso attraverso il fine ultimo del cambiamento.


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