• Dr. Maria Teresa Izzo

Il learning coaching

Aggiornamento: 13 mar 2020

La massima delfica del «conosci te stesso», rappresenta oggi più che mai un bisogno educativo attualissimo. Essa impone un ripensamento delle politiche e delle strategie formative andando a riflettere proprio sulle possibili soluzioni utili ad ogni individuo, per permettergli di sviluppare al meglio il suo potenziale e allo stesso tempo permettergli di imparare a gestire le sue competenze e conoscenze. Negli ultimi anni ci sono stati accelerazioni tecnologiche e vari cambiamenti nel campo dell’educazione, che con la globalizzazione hanno richiesto un cambio di rotta anche per quanto riguarda gli apprendimenti. Lo scenario si sposta sempre più sul soggetto, che è un soggetto attivo nel percorso dell’educazione, con il bisogno di un apprendimento continuo che gli consenta di conoscere e gestire le proprie potenzialità, che non sono mai uguali da soggetto a soggetto. Per affrontare dei cambiamenti o semplicemente per un supporto allo studio possiamo rivolgerci ad un Coach, il quale attraverso una relazione definita facilitante nell’ ambito del processo di Coaching, può supportarci a superare degli ostacoli e a condurci verso i nostri obiettivi, aiutandoci a trovare le nostre leve su cui è possibile intervenire. Il Coach è un grande osservatore, il quale utilizzando l’empatia e il supporto, entra in un contatto reale con il coachee ed è in grado di pianificare insieme a lui obietti, così da tracciare una strada da percorrere per realizzare dei cambiamenti sia personali o professionali.

Il Coaching permette di aiutare lo sviluppo personale del coachee, supportandolo ad adattarsi in maniera efficace anche ai cambiamenti e in questo modo è possibile apprendere in modo proattivo, migliorando l’approccio allo studio e lo sviluppo delle soft skills. L’essere umano, come sappiamo, è unico ed irripetibile con modalità di apprendimento e di crescita che sono sempre soggettive. Il Coach può aiutare il soggetto a diventare artefice di sé stesso e del proprio destino proprio. Si fallisce nello studio quando ci sono elementi che proprio bloccano la memoria, come per esempio l’ansia. Quando studiamo con ansia una materia o un esame, la immagazziniamo anche con ansia e quando poi la dobbiamo tirare fuori dalla memoria per utilizzarla essa è già carica di elementi negativi. Bisogna quindi avere consapevolezza di come utilizziamo i nostri strumenti per non incorrere nei cosiddetti blocchi, che non ci permettono di andare avanti nello studio.

Herbert Simon, premio Nobel in economia nel 1978 affermava:

«Osservalo attentamente, ascolta ogni sua sillaba, chiedigli la sua storia, senza invadere, senza ferire. Comprendi se è individuo disposto a mettersi ogni giorno in gioco e se, per salvare sé stesso sarà propenso a ripudiare il suo gruppo di lavoro. Percepisci, infine, se è portatore di primavera o inverno. Ma non dimenticare mai di scegliere prima l’Uomo poi il professionista».

C’è bisogno di quella Riforma del Pensiero introdotta da Morin, intesa però come imperativo categorico imprescindibile che impone, oggi più che mai, un ripensamento dei modelli di apprendimento, ma anche dei percorsi formativi, puntando sull'obiettivo di formare delle teste ben fatte e non più delle teste ben piene.




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